Sospesa, disattivata, sparita: tre cose diverse

Prima di agire devi capire cosa è successo davvero. "Sparita da Google" è quello che vedi tu. Dietro ci possono essere stati scenari diversi, e ognuno ha una procedura sua. Confonderli significa perdere giorni a bussare alla porta sbagliata.

Ecco come distinguerli.

Cosa è successoCosa vedi tuCosa vede il clienteDove si risolve
Profilo sospesoAvviso di sospensione nella gestione del profilo su Ricerca o MapsLa scheda non compare più nei risultati localiStrumento ricorsi di Profilo dell'attività su Google
Profilo rimosso o disattivatoNon puoi più intervenire sulla schedaNessun accesso pubblico al profiloRicorso per il reintegro di profilo, proprietario e gestori
Account con limitazioneTutti i profili che gestisci risultano sospesiSpariscono tutte le tue schedePagina "Account personali", poi ricorso sul singolo profilo
Scheda viva ma invisibile per teLa scheda c'è, cercandola col tuo nome non la troviI clienti la trovano normalmenteNessuna sospensione: è un problema di posizionamento

Quest'ultimo caso è più comune di quanto pensi. Cerchi il nome della tua attività dal tuo telefono, non la vedi in cima e ti convinci che Google ti abbia cancellato. Prima di aprire un ricorso, prova da una connessione diversa, in incognito, e cerca il nome esatto più la città. Se la scheda compare, il problema è di visibilità e lo trattiamo nella guida su cosa fare quando il sito non compare su Google.

Sulla documentazione Google in inglese il comportamento di un profilo rimosso è descritto in modo chiaro: il pubblico non può raggiungerlo, proprietario e gestori non possono intervenire, e il reintegro, quando accettato, ripristina sia il profilo sia i suoi gestori.

Le cause più frequenti di sospensione

Google non pubblica una classifica delle cause. Pubblica però le norme, e le sospensioni nascono quasi sempre dalla violazione di una di quelle. Le più ricorrenti nelle attività italiane riguardano indirizzo, nome e categoria. Quasi mai è un "errore di Google": quasi sempre è un dettaglio del profilo che contraddice le linee guida.

Indirizzo non idoneo. È la causa numero uno. Google è netto: le attività con un indirizzo di casella postale non sono ammesse e il profilo viene sospeso. Lo stesso vale per indirizzi virtuali, uffici registrati che non ospitano personale, coworking usati solo come domicilio fiscale.

Il nome gonfiato di parole chiave. "Mario Rossi Parrucchiere Milano Miglior Taglio Uomo" non è un nome, è un tentativo di posizionamento. Il nome sul profilo deve essere quello dell'insegna reale.

Attività a domicilio senza area di servizio impostata. Se ricevi i clienti a casa tua o lavori solo a domicilio, l'indirizzo va nascosto e va configurata l'area servita. Lasciare l'indirizzo privato pubblico espone a segnalazioni.

Modifiche multiple in poco tempo. Cambi indirizzo, poi categoria, poi nome, tutto nello stesso pomeriggio. Il sistema interpreta il comportamento come sospetto e mette la scheda in revisione.

Categoria che non corrisponde all'attività. Un negozio di articoli sportivi registrato come "palestra" perché "si posiziona meglio".

Settori sotto osservazione. Serrature, carri attrezzi, idraulici di pronto intervento, traslochi, avvocati: le categorie storicamente colpite da spam ricevono controlli più severi. Non è una colpa tua, è il contesto in cui operi.

Violazioni collegate all'account Google. Google avverte che il mancato rispetto delle norme su idoneità e proprietà può portare alla sospensione del profilo e/o dell'Account Google, e che dopo una sospensione i contributi successivi vengono bloccati (Linee guida idoneità e proprietà).

Rivendicazioni di profili non tuoi. Hai rivendicato la scheda di una sede che non gestisci più, o di un'attività chiusa. Capita a chi ha cambiato gestione.

Le verifiche da fare prima di aprire il ricorso

Un ricorso presentato con il profilo ancora fuori norma viene respinto, e le pratiche respinte si accumulano a tuo sfavore. Prima di cliccare "Invia", metti il profilo in regola. Poi fai ricorso. In quest'ordine, sempre.

Checklist operativa:

  1. L'indirizzo è un luogo fisico raggiungibile? Verifica che sul posto ci sia un'insegna visibile, o almeno un campanello con il nome dell'attività.
  2. Il nome sul profilo è identico all'insegna? Togli città, servizi, slogan, parole chiave. Solo il nome.
  3. L'orario è reale? Se sei un'attività con sede ma mostri orari "sempre aperto 24 ore" senza presidio, è un campanello d'allarme.
  4. La categoria principale è quella giusta? Una principale corretta, eventuali secondarie coerenti.
  5. Il sito web collegato esiste e parla di quell'attività? Una scheda che punta a un dominio scaduto o a una pagina social generica è debole in fase di revisione.
  6. Hai le prove pronte? Fotografie dell'insegna, visura camerale, contratto di affitto o rogito, bollette intestate, licenza o autorizzazione comunale.

Il punto 5 pesa più di quanto sembri. Un sito con indirizzo, partita IVA, orari e telefono identici a quelli della scheda è la prima cosa che un revisore controlla per capire se l'attività esiste. Se vuoi mettere ordine in tutto il profilo, abbiamo scritto una guida dedicata alla scheda Google dell'attività.

La procedura ufficiale di ricorso, passo per passo

Google descrive un percorso preciso nello strumento per i ricorsi. Non servono contatti speciali, moduli privati o intermediari. Serve seguire i passaggi nell'ordine, con le prove già pronte sul desktop prima di iniziare, perché la finestra per allegarle è stretta.

I passaggi indicati da Google:

  1. Apri lo strumento per i ricorsi di Profilo dell'attività su Google.
  2. Se hai già l'accesso all'Account Google collegato al profilo, seleziona Conferma.
  3. Seleziona il profilo per cui vuoi presentare ricorso, poi Continua.
  4. Lo strumento ti mostra tre informazioni: il profilo con limitazioni, il motivo dell'azione di moderazione e un link alle norme violate.
  5. In basso a destra, seleziona Invia ricorso.

Il passaggio 4 è il più utile e il meno letto. Google ti dice quale norma considera violata. Leggi quella pagina, correggi quel punto, e nel testo del ricorso spiega cosa hai sistemato.

Sulle prove, l'avvertenza ufficiale è esplicita: "una volta aperto il modulo per l'invio delle prove, devi mandarlo entro 60 minuti altrimenti non verrà allegato al ricorso". Tradotto: prepara prima tutto in una cartella, nomina i file in modo leggibile, poi apri il modulo.

Materiale che conviene avere pronto:

  • Foto dell'insegna esterna con numero civico visibile nello stesso scatto.
  • Foto dell'interno con il logo o il nome dell'attività.
  • Visura camerale aggiornata.
  • Contratto di locazione o atto di proprietà dei locali.
  • Una bolletta intestata all'attività a quell'indirizzo.
  • Licenza, SCIA o autorizzazione di settore, se prevista.

Un consiglio da bottega: le foto fatte col telefono vanno benissimo, purché si legga tutto. Niente fotomontaggi, niente ritocchi, niente scatti presi da Street View. Chi revisiona queste pratiche li riconosce al primo sguardo.

Quando la limitazione è sull'account, non sul profilo

Se tutte le tue schede sono sparite insieme, il problema è a monte. Google lo spiega così: una limitazione dell'account comporta la sospensione dei profili che gestisci e l'impossibilità di crearne o rivendicarne di nuovi. In quel caso il ricorso sul singolo profilo serve a poco finché l'account resta limitato.

L'ordine corretto è questo:

  1. Vai alla pagina Account personali, indica il motivo e presenta ricorso per l'account. Nella stessa pagina monitori lo stato della pratica.
  2. Una volta rimossa la limitazione dell'account, presenti il ricorso per annullare la sospensione del profilo.

Due pratiche, due momenti. Invertirli significa far rimbalzare il ricorso.

ScenarioPrimo passoSecondo passo
Un solo profilo sospesoCorreggi la violazioneRicorso dallo strumento dedicato
Tutti i profili sospesiRicorso dalla pagina Account personaliRicorso sul singolo profilo dopo lo sblocco
Profilo reintegrato ma con problemiSegnala il problema a GoogleLa maggior parte delle richieste si risolve entro tre giorni lavorativi
Vendita online collegataVerifica Merchant CenterAttendi l'elaborazione, 24-48 ore per le modifiche

Sulla terza riga, l'indicazione è di Google: per i problemi su un profilo già reintegrato, "la maggior parte delle richieste viene esaminata, analizzata e risolta entro tre giorni lavorativi" e, se passano più di tre giorni lavorativi, si può ricontattare l'assistenza (Correggere i profili disattivati).

I tempi: cosa possiamo dire e cosa no

Qui siamo onesti fino a fare male: Google non pubblica un tempo ufficiale di risposta al ricorso di una sospensione. Chiunque ti prometta "ti riattivo la scheda in 48 ore" sta vendendo una certezza che non ha. L'unico tempo dichiarato riguarda i problemi su profili già reintegrati, ed è di tre giorni lavorativi.

Un riferimento indiretto arriva dal Merchant Center, utile a chi ha anche un inventario locale collegato: Google scrive che "le revisioni possono richiedere diversi giorni lavorativi", che "le violazioni ripetute possono comportare tempi di revisione più lunghi o la sospensione permanente" e che possono servire 24-48 ore perché le modifiche al profilo e i nuovi feed vengano elaborati (Merchant Center Help).

Due cose si leggono tra le righe. La prima: insistere con ricorsi uguali e ravvicinati non accelera nulla. La seconda: le violazioni ripetute allungano i tempi e, nei casi gravi, portano alla sospensione permanente. Una pratica fatta bene vale più di cinque fatte male.

I cinque errori che peggiorano la situazione

Il panico fa fare danni. Nei giorni successivi a una sospensione il titolare prova di tutto, e spesso le mosse d'istinto sono quelle che allungano i tempi. Questi cinque sono i più costosi, e il primo è vietato in modo esplicito dalla documentazione Google.

1. Creare un nuovo profilo per la stessa attività. Google lo scrive nero su bianco: "non creare un nuovo profilo per la stessa attività mentre il ricorso è in corso di revisione". Un profilo duplicato genera un conflitto, e il risultato tipico è la sospensione anche del nuovo.

2. Modificare il profilo durante la revisione. Correggi prima, poi presenti ricorso. Cambiare dati mentre la pratica è aperta rimescola le carte al revisore.

3. Inviare ricorsi a ripetizione. Non ci sono code prioritarie da conquistare a forza di clic.

4. Affidarsi a chi promette il reintegro garantito. Nessun fornitore esterno ha una corsia preferenziale dentro Google. Chi la vende, vende fumo.

5. Mandare documenti non pertinenti. La patente del titolare o una fattura di un fornitore non dimostrano che la tua attività sta a quell'indirizzo. Insegna, visura, contratto dei locali: quelli parlano.

Il paracadute: non appoggiare tutto su una scheda

La sospensione fa male in proporzione a quanto dipendi da Google Maps. Chi ha solo la scheda, quando la scheda sparisce, sparisce. Chi ha anche un sito indicizzato, una pagina social viva e dei contatti diretti perde visibilità, con un canale di riserva che continua a lavorare.

Durante una sospensione il sito diventa la tua insegna online. Deve avere:

  • Nome, indirizzo e telefono identici a quelli della scheda, scritti in modo leggibile dai motori.
  • Una pagina contatti con mappa, orari e partita IVA.
  • Contenuti che dicano chiaramente cosa fai e dove.
  • Un modulo o un numero di telefono visibile su mobile.

Serve anche dopo, perché un sito coerente rende la scheda più solida e riduce la probabilità di finire sotto revisione. Se vuoi lavorare sulla visibilità locale in modo ordinato, abbiamo raccolto il metodo nella guida alla local SEO per attività locali.

Se ti trovi con la scheda sospesa e non sai da che parte iniziare, scrivici dal form: diamo un'occhiata al profilo e ti diciamo cosa vediamo, senza impegno. Se la correzione è semplice e puoi farla da solo in mezz'ora, te lo diciamo e chiusa lì.

Dopo il reintegro: come non ricascarci

Un profilo reintegrato resta sotto osservazione. Nelle settimane successive conviene muoversi con mano leggera: poche modifiche, una alla volta, tutte documentabili. L'obiettivo è costruire una storia coerente tra quello che il profilo dichiara e quello che si vede nel mondo reale.

Abitudini che aiutano:

  • Una modifica alla volta. Cambi l'orario oggi, la categoria la settimana prossima.
  • Foto reali e periodiche. Insegna, interni, squadra al lavoro. Aiutano anche i clienti a fidarsi.
  • Recensioni raccolte con criterio. Mai acquistate, mai scambiate. Un picco anomalo di recensioni è un segnale negativo. Abbiamo spiegato il metodo pulito nella guida alle recensioni Google per l'attività.
  • Dati identici ovunque. Scheda, sito, social, portali di settore: stesso nome, stesso indirizzo, stesso numero.
  • Accessi sotto controllo. Rimuovi dai gestori chi non lavora più con te, soprattutto vecchie agenzie.
  • Proprietà in mano tua. L'account proprietario deve essere tuo, non del nipote che ti ha fatto il sito nel 2016.

Quest'ultimo punto è quello che vediamo saltare più spesso. Il giorno della sospensione scopri che l'account principale è intestato a qualcuno che non risponde più al telefono. Controlla oggi, non quando serve.