Le 4 voci che fanno la differenza
In ogni preventivo per un sito web ci sono quattro voci che spostano davvero il prezzo finale: il costo una tantum di progettazione e sviluppo, il canone che pagherai ogni anno, la produzione dei contenuti e la titolarità di quello che viene realizzato. Tutto il resto è contorno. Se un fornitore te le mette nero su bianco, hai già capito con chi hai a che fare.
1. Il una tantum. È il lavoro di progetto: struttura delle pagine, grafica, sviluppo, messa online. Qui dentro ci deve essere scritto quante pagine sono comprese e cosa succede se ne servono altre. "Sito vetrina" senza numero di pagine è aria fritta. Chiedi: cinque pagine? Otto? E la sesta quanto costa?
2. Il ricorrente. Dominio, hosting, certificato SSL, aggiornamenti, backup, assistenza. Molti preventivi mostrano solo il primo anno perché il primo anno è scontato quasi ovunque. Il numero che conta è quello dal secondo anno in poi. Fattelo scrivere.
3. I contenuti. Testi, foto, traduzioni. È la voce che salta fuori sempre a lavori iniziati. Se nel preventivo c'è scritto "testi forniti dal cliente", significa che li scrivi tu. Va benissimo, se lo sai prima. Va molto meno bene se lo scopri quando il sito è pronto e vuoto.
4. La proprietà . Dominio intestato a te, accessi consegnati, codice e materiali che restano tuoi al saldo. Un sito è fatto di grafica, dominio, contenuti, foto e codice sorgente, e il dominio in particolare deve sempre essere intestato al vero proprietario (Altavista Comunicazione).
Se vuoi capire come questi quattro blocchi si traducono in cifre di mercato, abbiamo messo tutto nella guida su quanto costa un sito web.
Quanto costano davvero i "mattoni"
Prima di giudicare un preventivo aiuta sapere quanto costano al pubblico i pezzi che ci stanno dentro. Dominio, hosting e piattaforma hanno listini consultabili da chiunque. Il resto è lavoro umano, e il lavoro umano si paga. Il punto non è che il fornitore ci guadagni, è che tu sappia dove finisce il costo vivo e dove inizia il servizio.
| Componente | Prezzo pubblico verificabile | Cosa significa nel tuo preventivo |
|---|---|---|
| Dominio .it | 3,99 € primo anno, rinnovo 10,99 € (Aruba, via SupportHost); 8,99 € + IVA registrazione e rinnovo (ilDominio.it) | Voce da pochi euro. Se te la fatturano a 80 €/anno, chiedi cosa comprende oltre al dominio |
| Hosting WordPress base | Da 11,90 € + IVA il primo anno, rinnovo da 49,99 € + IVA/anno (Aruba) | Adatto a siti semplici, con gestione a tuo carico |
| Hosting gestito per WordPress | Da 14,90 € + IVA il primo anno, rinnovo da 79,00 € + IVA/anno (Aruba) | Il fornitore ci mette sopra aggiornamenti, backup e assistenza: lì sta la differenza di prezzo |
| Piattaforma hosted (Wix Light) | 14 €/mese, IVA esclusa, dominio gratis il primo anno, niente eCommerce (Finom, marzo 2026) | Costo ricorrente indipendente da chi costruisce il sito |
| Wix Core / Business / Business Elite | 25 € / 34 € / 149 € al mese (Finom, marzo 2026) | Il salto di prezzo dipende da eCommerce, collaboratori e funzioni avanzate |
| WordPress.com Personal | 9 $/mese, oppure 4 $/mese con fatturazione annuale, 6 GB, dominio gratis il primo anno (Forbes Advisor) | Prezzi in dollari, da riverificare sul sito ufficiale |
Un avvertimento sui numeri di Wix e WordPress.com: sono rilevazioni datate (marzo 2026 per Wix) e i listini di queste piattaforme cambiano spesso, anche per area geografica e durata del piano. Trattali come ordine di grandezza e, prima di usarli per una decisione di acquisto, controlla il listino ufficiale per il tuo Paese.
Attenzione a una cosa: un mercato aggregato ufficiale sul costo medio di un sito web in Italia non esiste. Le cifre che girano nei blog di settore, tipo 1.000-4.000 € da freelance e 3.000 € e passa da agenzia, sono indicazioni, non statistiche certificate. Diffida di chi te le presenta come dati assoluti.
I red flag: quando fermarti e chiedere
Alcuni segnali si riconoscono senza essere del mestiere. Un prezzo troppo basso senza canone, un canone alto senza voci dettagliate, un contratto pluriennale proposto al primo incontro, il dominio intestato all'agenzia. Sono tutti indizi che il valore non sta nel sito, sta nel legarti.
Ecco la lista che useremmo noi, leggendo un preventivo altrui.
- Riga unica. "Realizzazione sito web professionale: 2.400 €". Nient'altro. Non sai cosa compri e non puoi confrontarlo con niente.
- Dominio intestato al fornitore. È il classico. Il giorno che cambi agenzia, il dominio resta di là . Chiedi che sia intestato a te o alla tua azienda, sempre.
- Vincolo pluriennale. Contratti a 36 o 48 mesi con canone mensile e penali di uscita. Se il lavoro è buono resti perché ti trovi bene. Ne abbiamo parlato guardando le alternative a Italiaonline.
- "SEO inclusa" senza dettaglio. SEO significa farsi trovare su Google. Inclusa cosa? Titoli e descrizioni delle pagine? Scheda Google Business Profile? Contenuti nuovi ogni mese? Sono lavori diversi con costi diversi.
- Nessuna voce per privacy e cookie. Se il sito ha un form, raccogli dati personali. Il banner cookie e le informative sono lavoro, e il lavoro va messo a preventivo.
- Portfolio generico. Screenshot senza nomi, oppure siti che quando li apri non esistono più. Chiedi tre indirizzi vivi di clienti in attività .
- Numero senza tempi. Un preventivo serio dice quando consegni e cosa succede se il cliente non manda i materiali.
- Assistenza post-lancio non menzionata. Chi sistema il sito se domani si rompe qualcosa? In quanto tempo? È compreso nel canone o si paga a ore?
Portfolio reale, team che lavorerà al progetto, assistenza dopo il lancio, dettaglio di cosa c'è dentro la SEO e proprietà del codice sono le cinque cose da chiedere sempre prima di accettare (Webdomus).
Chi possiede il sito quando finisce il rapporto
Questa è la parte che nessuno guarda e che poi costa cara. Pagare la realizzazione non equivale automaticamente ad acquisire la proprietà di tutto. Se il contratto non lo scrive, bisogna distinguere tra codice fatto su misura per te, componenti già di proprietà del fornitore, librerie e software di terze parti.
Il nodo pratico è semplice: quando il rapporto con il fornitore finisce, chi potrà modificare, mantenere e aggiornare il sito? Se la risposta è "solo loro", hai comprato un servizio a tempo, non un bene aziendale. La questione è ben spiegata dallo studio legale Canella Camaiora, che invita a mettere la clausola nero su bianco fin dall'inizio.
Una prassi corretta, proposta anche da agenzie del settore, è che al saldo finale il fornitore trasferisca al cliente la piena ed esclusiva proprietà di tutto il materiale realizzato: codice sorgente, database, file grafici e testi (ONiDEA ADV). Nessuna legge la impone come standard: resta una clausola che va chiesta. Quindi chiedila.
Tre righe che ti conviene vedere nel preventivo:
- Il dominio è registrato a nome del cliente.
- Gli accessi (hosting, pannello, area amministrativa) vengono consegnati al cliente al saldo.
- Al saldo, i materiali realizzati diventano di proprietà del cliente, con l'eventuale elenco delle componenti di terzi soggette a licenza.
Privacy e cookie: la voce che sparisce
Se il tuo sito ha anche solo un form di contatto, tratti dati personali e ricadi nel GDPR. Questo significa informativa privacy, informativa cookie, banner configurato bene e registro dei trattamenti. È lavoro tecnico e redazionale, e in un preventivo onesto compare come voce.
Dal 2022 il Garante ha inserito controlli specifici sull'uso dei cookie nei propri piani ispettivi, incluso quello del primo semestre 2025, condotti insieme al Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche della Guardia di Finanza. Le regole restano in vigore nel 2026, con controlli attivi e sanzioni proporzionate anche al fatturato. Per le cifre reali conviene guardare i provvedimenti pubblicati sul sito del Garante Privacy: variano molto in base al caso.
Il punto per te che leggi un preventivo è un altro. Se la voce privacy non c'è, o qualcuno la farà gratis male, o dovrai pagarla dopo. Meglio saperlo prima.
Come confrontare due preventivi diversi
Due preventivi non si confrontano guardando il totale. Si confrontano riportando entrambi sullo stesso schema: costo del primo anno, costo dal secondo anno, numero di pagine, chi scrive i testi, cosa c'è dentro la manutenzione, cosa resta tuo. Fatto questo, spesso il più caro diventa il più economico.
Prendi un foglio e fai due colonne. Per ogni preventivo scrivi:
- Anno 1 totale (una tantum + canone del primo anno).
- Anno 2 e successivi (solo canone, senza sconti promozionali).
- Costo su 3 anni (è l'unico numero davvero paragonabile).
- Pagine comprese e prezzo della pagina aggiuntiva.
- Testi e foto: chi li produce.
- Assistenza: tempi di risposta e cosa è incluso.
- Uscita: cosa porti via se cambi fornitore.
Capita spesso che un preventivo da 900 € con canone da 90 €/mese vincolato tre anni costi più di uno da 1.500 € con canone annuale libero. Il totale su 36 mesi non mente.
E un consiglio che rischia di toglierci lavoro: se hai un'attività con una vetrina, poche pagine e nessuna esigenza particolare, valuta anche una piattaforma hosted come Wix. Se ti basta, ti basta. Ha senso rivolgersi a qualcuno quando servono struttura, contenuti pensati per chi cerca e continuità nel tempo. Questo vale anche per la visibilità sugli assistenti AI, un tema che abbiamo affrontato nella guida su come farsi trovare su ChatGPT.
Le domande da fare prima di firmare
Sette domande, da mandare per email così la risposta resta scritta. Non serve essere aggressivi. Un fornitore serio risponde volentieri, perché queste domande gli fanno risparmiare tempo tanto quanto ne fanno risparmiare a te.
- Il dominio a nome di chi viene registrato?
- Quanto pago dal secondo anno, senza promozioni?
- Quante pagine sono comprese e quanto costa aggiungerne una?
- I testi li scrivete voi o li mando io?
- Cosa comprende esattamente la voce SEO?
- Se tra due anni cambio fornitore, cosa mi porto via?
- Chi mi risponde se il sito ha un problema, e in quanto tempo?
Se una risposta è vaga, riformula la domanda una seconda volta. Se resta vaga, hai la tua risposta.
Se hai un preventivo sul tavolo e vuoi un parere onesto prima di firmare, scrivici dal form: lo leggiamo insieme e ti diciamo cosa ci convince e cosa no, anche se poi decidi di andare con l'altro.