I segnali che è ora di rifarlo davvero

Il sito va rifatto quando perde lavoro, non quando ti sei stufato della grafica. I segnali sono misurabili: non si legge dal telefono, carica lentamente, non riesci a modificare un orario senza chiamare qualcuno, non compare quando cerchi il tuo servizio più la tua città. Se riconosci due di questi punti, il discorso è aperto.

Il web italiano è pieno di siti fermi dal 2015. Spesso sono ancora online perché "funzionano", nel senso che si aprono. Aprirsi però non basta.

Ecco i segnali che vediamo più spesso in bottega:

  • Da telefono è illeggibile o va zoomato. La maggior parte delle persone ti guarda dal cellulare, in piedi, con poca pazienza.
  • Ci metti più di tre secondi a vedere la pagina. La lentezza fa chiudere la scheda prima ancora di leggere cosa fai.
  • Non hai le chiavi. Non sai chi ha il dominio, non sai dove è ospitato, non puoi cambiare un numero di telefono da solo.
  • Non compare nelle ricerche. Se cerchi "il tuo mestiere + la tua città" e il sito non esiste, il problema può essere tecnico oppure di contenuti. Ne abbiamo parlato in perché il sito non compare su Google.
  • Dice cose vecchie. Servizi che non offri più, prezzi superati, un team che è cambiato.
  • Non c'è un modo semplice per contattarti. Nessun pulsante per chiamare, nessun form, nessun collegamento a WhatsApp.
  • Il CMS non si aggiorna da anni. Un WordPress vecchio con plugin abbandonati è una porta aperta ai problemi di sicurezza.

Se invece il sito è solo "un po' datato" nel look, ma veloce, mobile, aggiornabile e trovabile, risparmia i soldi. Cambia foto e testi, sistema la pagina contatti e passa oltre. Essere onesti qui ci costa un preventivo e ci fa guadagnare un cliente che torna.

Rifacimento, restyling o solo trasloco: tre lavori diversi

Non tutti i "rifare il sito" sono lo stesso lavoro. Il restyling cambia l'aspetto lasciando struttura e indirizzi. Il rifacimento rifà anche impianto, testi e indirizzi delle pagine. Il trasloco sposta il sito su un altro hosting senza toccare nulla di visibile. Costi e rischi cambiano parecchio.

InterventoCosa cambiaRischio SEOQuando ha senso
Trasloco di hostingSolo il server. URL identiciBasso, se i DNS si gestiscono beneHosting lento, scaduto, assistenza assente
Restyling graficoAspetto, foto, layout. Struttura URL invariataMedio-bassoSito valido ma vecchio d'aspetto
Rifacimento completoImpianto, pagine, testi, spesso anche URLMedio-alto senza redirectSito obsoleto, non mobile, non aggiornabile
Cambio di dominioIndirizzo del sitoAlto se gestito maleCambio nome attività, fusione di più siti

Google tratta questi casi in due pagine distinte della sua documentazione: una per gli spostamenti con cambio di URL e una per il cambio di hosting senza modifica degli URL. Sapere in quale dei due casi ti trovi è la prima domanda da fare a chi ti fa il preventivo. Se chi ti risponde non la capisce, hai già un'informazione utile.

Cosa ti porti dietro dal vecchio sito

Quasi tutto quello che vale si salva. Il dominio è tuo e si ripunta sul nuovo hosting. I testi si recuperano e si riscrivono. Il posizionamento si conserva con i redirect. Le recensioni Google non c'entrano con il sito e restano dove sono. Si perdono solo le cose che nessuno si è preso la briga di salvare.

AssetSi salva?Come
DominioSìResta intestato a te, si cambiano i DNS verso il nuovo hosting
Caselle emailSìVanno spostate o lasciate sul vecchio provider, con attenzione ai record MX
Testi e fotoSìSi esportano prima di spegnere il vecchio sito
Posizionamento su GoogleIn larga parteCon redirect 301 pagina per pagina
Recensioni GoogleNon si toccanoStanno sul profilo dell'attività, indipendente dal sito
Backlink ricevutiSìContinuano a funzionare se i vecchi URL reindirizzano
Storico delle visiteSìSe mantieni lo stesso account di analisi
Certificato SSLSi rifàQuasi sempre incluso nel nuovo hosting

Due note che valgono più di tutto il resto.

Il dominio è l'asset. È la cosa che devi controllare tu, sempre, intestata alla tua azienda. Un sito si rifà in qualche settimana. Un dominio storico con dieci anni di link addosso non si ricompra.

Le recensioni sono al sicuro. Le stelline stanno sul tuo profilo su Google, legato all'attività e non al sito web. Puoi rifare il sito tre volte e le recensioni non si muovono di un millimetro. Se vuoi lavorarci sopra, abbiamo una guida dedicata alle recensioni Google per l'attività locale.

Gli errori che fanno perdere traffico

Il traffico non crolla perché il sito è nuovo. Crolla perché i vecchi indirizzi restituiscono errore, perché il nuovo sito resta bloccato in prova o perché i testi che portavano visite sono stati sostituiti con tre righe di slogan. Sono errori evitabili, tutti, con una checklist fatta prima.

Ecco la lista di quelli che vediamo ripetersi:

  1. Nessun redirect dalle vecchie pagine. È il classico. Il vecchio `/servizi/riparazione-caldaie` sparisce e chi arriva da Google trova un 404. Google è esplicito: i redirect permanenti non fanno perdere valore, quindi mapparli è lavoro ben speso.
  2. Redirect tutti alla home. Peggio del 404 in molti casi: l'utente non trova quello che cercava e se ne va.
  3. Il blocco ai motori rimasto acceso. Durante lo sviluppo il sito di prova viene nascosto ai motori. Se quel blocco resta attivo dopo il lancio, il sito sparisce dalle ricerche.
  4. Testi dimezzati. Il sito vecchio aveva pagine lunghe e dettagliate. Il nuovo è bellissimo e dice pochissimo. Google indicizza parole, non eleganza.
  5. Una pagina al posto di dieci. Accorpare tutti i servizi in un'unica pagina riduce le occasioni di farsi trovare.
  6. Nome del dominio cambiato senza avvisare Google. Per un cambio di dominio serve lo strumento Change of Address in Search Console, come indica la guida di Google.
  7. Zero monitoraggio dopo il lancio. Google consiglia di tenere d'occhio il traffico sia sulla vecchia sia sulla nuova infrastruttura nei giorni successivi allo spostamento. Due settimane di controllo valgono mesi di recupero.
  8. Indirizzo, orari e telefono cambiati per distrazione. I dati dell'attività devono restare identici a quelli del profilo su Google.

La regola pratica: prima di spegnere il vecchio sito, scarica l'elenco completo dei suoi indirizzi. Da lì nasce la tabella dei redirect. Chi te lo fa il sito dovrebbe chiedertelo senza che tu lo sappia.

Quanto costa rifare un sito web

Sul mercato italiano un rifacimento di sito vetrina si colloca intorno a 1.000-3.000 €, un sito aziendale strutturato tra 3.000 e 8.000 €, un e-commerce sopra i 5.000 €. Sono fasce dichiarate dalle agenzie nei listini pubblici, quindi orientative. La differenza la fanno numero di pagine, testi da scrivere e lavoro sulla migrazione.

Tipo di interventoFascia osservataFonte
One-page essenziale700 - 1.500 €Innovative Web Agency
Sito vetrina 4-8 pagine1.500 - 3.500 €Innovative Web Agency
Sito vetrina (rifacimento)1.000 - 3.000 €Dopstart
Sito aziendale professionale3.000 - 8.000 €Dopstart
Sito professionale, 90% dei casi1.000 - 4.000 €Alkimedia/Inputcomm
E-commerceda 2.500-3.000 € in suAlkimedia/Inputcomm
Dominio + hosting gestito120 - 350 €/annoInnovative Web Agency
Manutenzione evolutiva600 - 2.400 €/annoInnovative Web Agency

Sono listini commerciali, non prezzi regolamentati, e vanno letti come riferimento. Due attività con lo stesso numero di pagine possono costare il doppio l'una dell'altra per una ragione semplice: chi scrive i testi. Se li scrivi tu, risparmi. Se li deve scrivere l'agenzia dopo averti intervistato, quel tempo si paga.

Il consiglio che diamo sempre: fatti dare un preventivo scritto che separi le voci. Progetto grafico, numero di pagine, testi, migrazione e redirect, hosting annuale, assistenza. Se è un numero unico senza dettaglio, non puoi confrontare niente. Abbiamo messo giù i criteri in quanto costa un sito web.

Migrazione e hosting: chi la include davvero

La migrazione inclusa esiste, ma cambia molto da provider a provider. Alcuni la fanno gratis e illimitata, altri solo sulla prima e solo sui piani superiori, altri spostano il dominio e basta, lasciando a te file e database. È la voce che fa saltare i budget nei rifacimenti fai da te.

Qualche riferimento verificabile, da ricontrollare al momento dell'acquisto perché i listini cambiano con le promozioni:

  • Hostinger dichiara sul proprio sito migrazione gratuita e senza limite di numero di siti: "Migrate all your websites for free" (Hostinger).
  • SiteGround offre la migrazione professionale gratuita sulla prima migrazione dei piani GrowBig e GoGeek (SiteGround); fuori da quei casi il servizio costa 30 € per sito (SiteGround Knowledge Base). In alternativa mette a disposizione un plugin di migrazione da usare in autonomia.
  • Aruba propone l'hosting per WordPress a partire da 11,90 € + IVA il primo anno, con rinnovo da 49,99 € + IVA l'anno, dominio e SSL inclusi (Aruba). La migrazione completa di file e database da un altro provider non risulta inclusa nel servizio base: se parti da lì, conviene chiedere conferma al supporto prima di comprare.

Noi la gestiamo in modo diverso. Il nostro hosting costa 290 € il primo anno e 400 € dagli anni successivi, e dentro c'è la migrazione: spostiamo il sito, mappiamo i redirect dai vecchi indirizzi, controlliamo che le email continuino a funzionare e teniamo d'occhio il traffico nelle settimane dopo il cambio. Se invece il sito va proprio rifatto, il sito chiavi in mano è 990 € al lancio (listino 1.500) più 400 € l'anno di hosting e manutenzione.

Diciamo anche l'altra metà della frase: se il tuo sito attuale è sano, veloce e aggiornabile, spostarlo da noi ha poco senso solo per spostarlo. Ci teniamo i clienti perché lavoriamo bene, non perché li chiudiamo in gabbia.

Se vuoi capire in quale dei tre casi ti trovi, scrivici dal form dei contatti con l'indirizzo del sito. Ti diciamo gratis se conviene rifarlo, risistemarlo o lasciarlo com'è.